Ieri sera ho visto finalmente “Una battaglia dopo l’altra”, ultima fatica dell’ottimo Paul Thomas Anderson. Un film girato alla grande. Due ore e quaranta di grande cinema. Libero adattamento, con chiari riferimenti al presente politico USA, del romanzo “Vineland” di Thomas Pynchon, racconta le battaglie, spesso scombinate e perse in partenza, di un gruppo di anarchici, il French 75. Che ovviamente ricevono una risposta altrettanto radicale da parte delle frange più conservatrici della società americana. In questo scontro tra opposti perdenti, il film segue le vicende della famiglia nata dall’unione tra Perfidia “Beverly Hills” e Pat Calhoun (alias Bob Ferguson), due scapigliati anarchici che si ritrovano quasi casualmente genitori di Charlene Calhoun (alias Willa Ferguson). E qui le strade si dividono. Perchè il condominio mentale di Perfidia non ce la fa proprio a dismettere il proprio personaggio rivoluzionario. Decide di abbandonare tutto e tutti, figlia compresa, per perdere e perdersi alla sua maniera, dopo aver tra l’altro tradito i suoi compagni di rivoluzione. Fugge in Messico e sparisce dal copione, anche del film. Tocca quindi a Pat Calhoun (alias Bob Ferguson), interpretato da un grandissimo Leonardo Di Caprio, crescere da solo la figlia. Tocca a lui scegliere di fare la formica. Lo fa cercando di fare meno danni possibili, pur tra mille evidenti limiti.
Quando il passato torna a cercarlo nelle vesti di un esaltato colonnello (Steven J. Lockjaw, interpretato da un grande Sean Penn), la vita ce lo mostra molto ammaccato e preda di una routine fatta di dipedenze e paure. Il rapimento della figlia, ormai 17enne, lo costringerà ad un grottesco ma alla fine efficace ritorno sul campo. Ed una volta recuperata l’amata figlia Willa, toccherà a lui raccogliere i frutti del proprio sacrificio rivoluzionario. Perchè Willa, proprio grazie a quel sacrificio, è determinata a fare la sua parte per provare a cambiare la società, per riuscire dove le generazioni precedenti hanno fallito. La formica, dismettendo i panni del rivoluzionario, ha consentito ad una nuova vita di scegliere il proprio cammino. Questo è il patto generazionale. Che bisogna saper interpretare non solo quando si è martello, ma anche e soprattutto quando ti tocca fare l’incudine. Perchè le battaglie intergenerazionali, come dicono da sempre i marxisti-leninisti, sono fatte inevitabilmente anche di sconfitte e arretramenti, ma hanno l’obbligo di guardare sempre avanti. E quello che conta, in fin dei conti, è solo il formicaio.