Era il 1994 quando Gaber, quasi al termine di una carriera con già mille vite artistiche vissute, cantava “Mi fa male il mondo”. L’ennesima riflessione raffinata del duo Gaber-Luporini sulle conseguenze sociali e personali di un mondo sempre più piccolo ed informato quasi in tempo reale sui fatti che avvengono in ogni suo luogo. Con due sentimenti a farla da padrone: l’impotenza ed il senso di colpa. Due brutte bestiacce. Capaci, se combinate bene, di fare grossi danni sull’equibrio psichico.
Un articolo appena trovato sull’ottimo Inoltre Blog (https://inoltreblog.com/quellestetica-del-lutto-che-rischia-di-banalizzare-la-sofferenza-autentica/) mi riporta al brano di Gaber e Luporini. E’ passato oltre un decennio. Il mondo si è ristretto ancora e la velocità delle informazioni è ulteriormente aumentata. Ma soprattutto siamo entrati in una fase di instabilità diffusa, che in molti ormai definiscono “guerra mondiale”, per il momento asimmetrica. Il tutto produce focolai di violenza e dolore che colpiscono direttamente un crescente numero di popolazioni ed indirettamente l’intera popolazione mondiale attraverso il modello H24 dell’informazione.
Più volte ho scritto su questo diario di avere la sensazione che le notizie di cui mi nutro ogni giorno tramite i media tradizionali e quelli Internet sembrano lasciare sullo sfondo una sottile angoscia che piano piano si deposita sull’umore. Un fastidio del tutto accettabile, considerato quello che devono sopportare le vere vittime dirette di queste tragedie mondiali sparse. Ma una riflessione che può servire (come fa meglio l’articolo citato) a capire come reagire, emotivamente e non solo.