Puerto Rico e l’uso della piazza

Una settimana fa, nella prima sveglia messicana, seguivo sulla CNN en español i festeggiamenti a Puerto Rico per le annunciate dimissioni del governatore Rossello’ al termine di grandi manifestazioni di piazza. Il popolo di Puerto Rico, un altro strano pezzo di USA in America Latina, capeggiato dai molti volti noti della portarei musicale caribeña, festeggiava la vittoria politica. Ad una settimana di distanza la parola e’ tornata alla politica ed ai suoi inevitabili equilibri e compromessi. E la situazione e’ diventata inesorabilmente meno lineare e chiara. Il nuovo governatore indicato da Rossello’, Pierluisi, non piace a molti di coloro che si sono battuti per la caduta dell’ex governatore. Si apre quindi una fase di presumibile stallo.
Ammetto la mia totale ignoranza sulla genesi stessa di Puerto Rico. Quindi non mi addentrero’ in analisi politiche non alla mia portata. La vicenda tuttavia mi conferma che e’ beato quel popolo che ha una politica che si muove dentro un quadro istituzionale forte e chiaro. Che non ha necessita’ di usare la piazza (reale o virtuale che sia) per modificare gli equilibri politici. Che vota con partecipazione ogni quanto si deve votare e lascia poi che i suoi rappresentanti eletti svolgano il loro mandato di governo, svolgendo ovviamente il dovuto controllo.
Insomma, viva la noiosa ed equilibrata gestione dei poteri, tra loro contrapposti, dentro istituzioni forti e credibili.

Uno schema che purtroppo, soprattutto per colpa di poteri irresponsabili, e’ sempre meno presente. Ed allora ecco il dilagare, grazie anche alle dinamiche messe in atto dai social media, dei populismi. Ossia l’illusione che il buon governo possa arrivare solo dal dare la parola politica direttamente a questo concetto piuttosto fumoso e altamente contraddittorio che e’ “il popolo”.
Il popolo, che i sistemi elettorali si incaricano non a caso di far diventare “popolazione votante”, e’ una definizione che non puo’ diventare soggetto politico. Il popolo non e’ ne buono, ne cattivo. Il popolo non e’ definibile numericamente nel momento in cui bisogna prendere decisioni che spesso possono essere divisive. Il popolo rivendica potere, ma non si assume nessuna responsabilita’ sulla sua gestione in quanto e’ per definizione non identificabile. Per questo alla fine “il popolo” finisce per essere lo strumento perfetto per chi vuole solo masse popolari da strumentalizzare per brandirle contro i propri avversari politici.

La politica, che piaccia o meno, deve essere un gioco di palazzo. Le decisioni di governo debbono essere prese, assumendosi la dovuta responsabilita’ politica, da chi e’ stato democraticamente eletto dalla popolazione elettorale. Per questo occorre avere istituzioni forti e trasparenti, oltre che sistemi elettorali capaci di sintetizzare la volonta’ politica popolare.
La piazza puo’ e deve essere sempre l’eccezione, l’estrema ratio. Altrimenti si generano mostri democratici. O peggio, dei perfetti imbecilli con un enorme potere popolare. Ne siamo pieni attualmente sul pianeta. Spero la piazza di Puerto Rico non ottenga il risultato di generare un altro esemplare della specie.

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