(Italiano) Hasta siempre Fidel

«Oggi, 25 novembre, alle 10:29 della notte è morto il Comandante in Capo della Rivoluzione Cubana Fidel Castro Ruz», lo ha annunciato la TV cubana. In Italia erano le 4.29 del mattino ed io mi ero messo da poco a ridormire dopo una pausa palmare associata ad un risveglio alle 4. Se ne va a 90 anni, dopo l’ultima lunga battaglia contro la malattia, un piccolo grande protagonista del novecento. La storia lo giudicherà, ma in realtà Fidel Castro è stato sotto giudizio del mondo intero da quando ha deciso di liberare Cuba dalla dittatura di Batista per proclamare quella che ancora oggi è la Rivoluzione Cubana, con le rispettose maiuscole del caso.
Non mi interessa santificare o condannare Fidel Castro. Voglio solo ricordarlo per quel che ha dato alla mia esistenza. E’ stato inevitabilmente un simbolo. Stupidamente tutto in positivo quando la mia necessità di appartenenza politica richiedeva santini. Poi, pur basandomi su una conoscenza del personaggio e dei fatti comunque deficitaria, l’ho considerato un uomo che, pur con tutti gli errori del caso, ha lottato per ridare una merce rarissima alla sua terra ed alla sua gente: la dignità. I cubani sapranno spiegarci meglio cosa sentono oggi che quel padre della patria si è spento. Io, da qui, come tanti altri che nel mondo hanno respirato l’epopea del Granma per fare i rivoluzionari col culo degli altri, voglio solo dire grazie a Fidel per quel che ha dato al mio percorso esistenziale ed alla mia relazione con l’America Latina.
Così come in tanti, lo ribadisco, hanno voluto usare Fidel Castro e la sua Cuba per coprire le proprie claudicanti battaglie simil-rivoluzionarie, molti di più sono stati coloro che l’hanno utilizzato come il “nemico pubblico” da additare per procrastinare le più ottuse ed ingiuste vicende capitaliste in ogni angolo del mondo. Temo che come al solito la verità stia in mezzo. Hasta siempre Fidel! Adesso sapremo se la tua Rivoluzione Cubana è un campo arato e seminato per produrre futuro, oppure no.

Bayern Monaco – Juventus 2-2 (4-2 d.t.s.)

San Juan del Rio – Querétaro – Mexico

E’ finita malissimo, eppure leggo tweets, titoli e comunicazioni ufficiali varie che esaltano la grande prova bianconera e “l’aver sfiorato l’impresa”. Leggendo il risultato finale 2-2 (4-2 d.t.s.), e soprattutto avendo vissuto minuto dopo minuto il suo formarsi, non riesco proprio a capire questo trionfalismo da perdenti. Neanche fossimo la Roma o il Napoli. Saremmo usciti “a testa alta” se di fronte ad una netta superiorità di gioco tedesca avessimo resistito strenuamente, strappando un pareggio e sfiorando magari il gol della vittoria. Ma quando fai un primo tempo come quello a cui ho assistito (quasi incredulo) e vai negli spogliatoi in vantaggio per 0-2, non puoi uscire dall’Allianz Arena “a testa alta” se poi il risultato finale dice 4-2! Vuol dire che nei secondi 45 minuti hai fatto un mezzo disastro e nella mezz’ora dei supplementari sei crollato miseramente!

La verità è che all’Allianz Arena è arrivata un’altra dura lezione europea per la Juventus. Non serve a nulla provare ad edulcorarla con una comunicazione “orgogliosa” o peggio lamentandosi degli errori arbitrali (Marotta). Meglio assimilarla, per quanto amara sia, affinchè l’anno prossimo si possano affrontare certe sfide con meno paura e più consapevolezza dei propri mezzi.

La Juve aveva riportato, grazie ad un grande primo tempo, il destino della qualificazione nelle proprie mani. Bisognava giocare un secondo tempo che, cercando il colpo del KO definitivo, contenesse le inevitabili sfuriate del gigante ferito. La Juve ha invece scelto di consegnarsi alla propria paura di vincere, rintanandosi via via nella propria area, come era successo nei primi 70 minuti della partita di andata. Anche Allegri, che nonostante le assenze importanti aveva schierato un’ottima formazione iniziale, è andato in confusione. I cambi di Mandzukic per Morata e Pereyra per Cuadrado sono stati un suicidio tattico.

Il Bayern, stordito dopo un primo tempo in cui non gli era stato concesso quasi niente, ha odorato la paura della Juventus e si è avventato senza pietà sulla preda. Mettiamoci pure gli innesti azzeccatissimi di Guardiola (Thiago Alcantara e l’ex Coman) ed all’Allianz Arena è potuta iniziare l’ennesima festa bavarese.

Insomma, si può perdere (anche male) e si può uscire agli ottavi di finale contro il Bayern Monaco. Ma non raccontiamoci cazzate. La Juventus (vicecampione d’Europa) non è uscita “a testa alta”. Ha buttato via un’opportunità enorme di dimostrare a se stessa di essere una grande squadra, senza timori reverenziali, anche in Europa. Sbagliando si impara? Speriamo.