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Cronache da un’appartenenza residua

No, non lo si vuole proprio accettare

Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio, lo ha scritto molto meglio del sottoscritto il 9 febbraio scorso. “Il dramma del tifoso dell’Inter: imporre la post verità con la moviola giudiziaria“.

Era da poco andata in archivio Juve – Inter, cha ha riaperto puntualmente le danze sulle note dell’eterno tormentone “la Juve ruba”! Invece di costruire squadre che alla prova del campo risultino all’altezza, si preferisce continuare a profondere energie nella ricerca degli alibi postpartita. In attesa magari di una nuova calciopoli, che elimini temporaneamente dalla scena il gatto, affinchè anche i topi possano fare un ballo.

Forse lo si comincia a capire

Anche questa domenica è iniziata presto, sull’onda delle emozioni non ancora placate della serata sportiva di ieri. La Juventus ha mandato un altro grande segnale di forza, solidità e fame alle possibili inseguitrici. La più vicina, la Roma, è stata rispedita a -7. Dimostrandogli, ancora una volta sul campo, come e perchè la Juventus continua a vincere e loro a perdere. E stavolta, leggendo i commenti di fine partita dei giallorossi, qualche giocatore e l’allenatore hanno finalmente sostituito il solito stucchevole piagnisteo alla ricerca dei soliti improbabili alibi, per ammettere che “la Juventus ha una mentalità vincente, superiore alla nostra”. Perchè, se ci fosse qualcuno che non lo ha ancora capito, la Juve, che certo vince anche per i suoi campioni (vedi il gol decisivo di Higuain di ieri sera), la sua popolatissima collezione di trofei la deve soprattutto a quanto sintetizzato molto bene dal presidente Andrea Agnelli nella recente cena di Natale:

“Abbiamo tutte le forze che giocano contro di noi, il principio è che non importa chi vince, l’importante è che non vinca la Juve: questo è l’ambiente che è intorno a noi. Alla gente interessa soltanto che non vinca la Juve e a noi non spetta altro che smertirli. Noi vogliamo continuare a vincere perché noi esistiamo per vincere”

Spero che queste parole aiutino la Juventus F.C. a continuare veramente, e non solo per formalità, la battaglia per riportare a casa i due scudetti e la dignità (oltre ovviamente al danno economico) che l’assurda vicenda del 2006 ci ha sottratto. Perchè è esattamente quell’ambiente circostante descritto benissimo da Andrea Agnelli (unitamente alle beghe familiari Agnelli-Elkan) che ha prodotto la vergognosa caccia alle streghe andata in scena in quell’estate di 10 anni fa.

Bayern Monaco – Juventus 2-2 (4-2 d.t.s.)

San Juan del Rio – Querétaro – Mexico

E’ finita malissimo, eppure leggo tweets, titoli e comunicazioni ufficiali varie che esaltano la grande prova bianconera e “l’aver sfiorato l’impresa”. Leggendo il risultato finale 2-2 (4-2 d.t.s.), e soprattutto avendo vissuto minuto dopo minuto il suo formarsi, non riesco proprio a capire questo trionfalismo da perdenti. Neanche fossimo la Roma o il Napoli. Saremmo usciti “a testa alta” se di fronte ad una netta superiorità di gioco tedesca avessimo resistito strenuamente, strappando un pareggio e sfiorando magari il gol della vittoria. Ma quando fai un primo tempo come quello a cui ho assistito (quasi incredulo) e vai negli spogliatoi in vantaggio per 0-2, non puoi uscire dall’Allianz Arena “a testa alta” se poi il risultato finale dice 4-2! Vuol dire che nei secondi 45 minuti hai fatto un mezzo disastro e nella mezz’ora dei supplementari sei crollato miseramente!

La verità è che all’Allianz Arena è arrivata un’altra dura lezione europea per la Juventus. Non serve a nulla provare ad edulcorarla con una comunicazione “orgogliosa” o peggio lamentandosi degli errori arbitrali (Marotta). Meglio assimilarla, per quanto amara sia, affinchè l’anno prossimo si possano affrontare certe sfide con meno paura e più consapevolezza dei propri mezzi.

La Juve aveva riportato, grazie ad un grande primo tempo, il destino della qualificazione nelle proprie mani. Bisognava giocare un secondo tempo che, cercando il colpo del KO definitivo, contenesse le inevitabili sfuriate del gigante ferito. La Juve ha invece scelto di consegnarsi alla propria paura di vincere, rintanandosi via via nella propria area, come era successo nei primi 70 minuti della partita di andata. Anche Allegri, che nonostante le assenze importanti aveva schierato un’ottima formazione iniziale, è andato in confusione. I cambi di Mandzukic per Morata e Pereyra per Cuadrado sono stati un suicidio tattico.

Il Bayern, stordito dopo un primo tempo in cui non gli era stato concesso quasi niente, ha odorato la paura della Juventus e si è avventato senza pietà sulla preda. Mettiamoci pure gli innesti azzeccatissimi di Guardiola (Thiago Alcantara e l’ex Coman) ed all’Allianz Arena è potuta iniziare l’ennesima festa bavarese.

Insomma, si può perdere (anche male) e si può uscire agli ottavi di finale contro il Bayern Monaco. Ma non raccontiamoci cazzate. La Juventus (vicecampione d’Europa) non è uscita “a testa alta”. Ha buttato via un’opportunità enorme di dimostrare a se stessa di essere una grande squadra, senza timori reverenziali, anche in Europa. Sbagliando si impara? Speriamo.